martedì 26 gennaio 2016

Teaser Tuesday #19

Salve a tutti e benvenuti sul mio Blog! Si ritorna con la rubrica Teaser Tuesday ,la rubrica che vi permette di leggere estratti dai romanzi che sto leggendo.Vi lascio le regole,in caso voleste inserirla nei vostri blog!

Regole del Teaser Tuesdays:

Prendi il libro che stai leggendo in una pagina a caso; 
Condividi un breve spezzone di quella pagina ("Teaser")
Attento a non fare spoiler!
Riporta anche il titolo e l'autore così che i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall'estratto.
                   
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Il Teaser di oggi viene direttamente da una delle mie attuali letture, Alfredo di Valentina D'Urbano,romanzo che ho aspettato per mesi e che finalmente riesco a leggere,edito dalla Tea Libri.


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Quando ero piccolo abitavo alle baracche sul fiume. All'inizio eravamo in quattro: io,mio padre,mia madre e mio fratello Massimiliano. Gli avevano dato questo nome lungo e difficile e io non riuscivo mai a pronunciarlo tutto. 
Il posto dove vivevamo,i grandi lo chiamavano Il campo. Per me era solo casa. Un largo spiazzo di terra battuta che d'estate s'infuocava e d'inverno seccava al gelo. Quando pioveva,poi, il livello del fiume saliva fin quasi a toccare la nostra baracca e lo spiazzo diventava un pantano,col fango che ci entrava dalla porta e se non ti sbrigavi a spianarlo poi ti ritrovavi il pavimento a bozzi irregolari che a camminarci sopra ti facevano male i piedi.
Al campo c'erano un paio di roulotte dove stava una famiglia di zingari ricchi e quasi trenta baracche,costruite vicinissime, tanto che tra la mia e quella del nostro vicino nemmeno io riuscivo a infilarmi.
La nostra casa era uguale a tutte le altre: un tetto di lamiera ondulata,le pareti spesse di plastica e compensato,una vecchia rete ortopedica e una da cerata a farci da porta.
A parte il gelo che d'inverno c bruciava i piedi,non si stava male. Quando i miei genitori erano tropp oubriachi per procurarci del cibo,potevo prendere delle verdure crude che avevamo in casa,o chiedere qualcosa da mangiare nelle altre baracche. Al campo bevevano tutti,ma si trovava sempre qualcuno che,forse perchè non aveva i soldi per comprarsi l'alcol,aveva bevuto meno degli altri e si reggeva abbastanza in piedi da poterti aiutare.
Non c'erano nè docce nè bagni nè acqua corrente,ma io non ne sentivo la mancanza.Non avevo quasi mai visto un cesso e nell'unica vasca da bagno del campo gli zingari c'avevano ricavato un piccolo orto. Così, d'inverno per lavarci mia madre ci sfregava addosso dei panni bagnati e d'estate invece ci immergevamo nelle pozze stagnanti del fiume. Erano sporche e piene di girini e oltretutto ci pisciavamo dentro,ma non ci importava niente.Eravamo abituati. 
C'erano anche delle cose brutte,di quelle che faticavi a farti andar bene.
Per esempio,non avevamo la televisione. Ce n'era una sola,una tv a pile,ma stava nella baracca di un'altra famiglia e non sempre ci invitavano a guardarla. C'era mio padre che si ubriacava e ci menava tutti,e a me non mi piaceva tanto,anche se era normale: tutti i padri quando si ubriacavano menavano le mogli e i figli.Era una cosa di tutti i giorni,ma non mi piaceva lo stesso.

Ho letto solo queste poche righe dell'ultimo romanzo di Valentina D'Urbano e già mi si è stretto il cuore...
Questa donna è capace di farmi innamorare di tutto ciò che scrive dalle prime pagine e non è cosa da tutti!
Cosa ne pensate? Lo avete letto?Fatemelo sapere nei commenti!
Al prossimo post,
Nali <3

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